il mondo unito il sito del non profit

CENTRO STUDI E RICERCA DI DIRITTO FISCALE DELL'ECONOMIA DEL NON PROFIT

E TANTO ALTRO ANCORA
 

 


 ilmondounito@libero.it

Infoline339/77 32 345 - 347/17 96 007 

- 328/ 35  31 764 

 

il mondo unito fornisce al terzo settore un supporto informativo per la risoluzione di problemi di rete; legislazione e tributi, questioni legali, finanziamenti, problematiche:
amministrative, civilistiche, fiscali, contabili, previdenziali, lavorative, ecc. ecc.-  inviaci la tua email - con le tue richieste   

 

Il Centro Studi e Ricerca di Diritto Fiscale dell' Economia del Non Profit, il mondo unito, di seguito detto semplicemente Centro, offre servizi alle associazioni di volontariato, cooperative, o.n.l.u.s., aziende e imprese non profit quali consulenze legali, fiscali, amministrative, progettuali e grafiche, corsi di formazione on-line per tutti e per volontari, centro legislativo, banche dati e documentazione, servizi di base, quali pc, Internet e fotocopie, informazioni specializzate e ricerche bibliografiche, Siti.

il mondo unito
Centro Studi e ricerca di diritto fiscale
dell'economia del non profit per lo sviluppo del territorio


Rag. Guglielmo Capranelli ( Presidente nazionale corsi on line ) 339/77 32 345
- 347/17 96 007 – 328/35 31 764

Lettera del presidente

A chi si rivolgono le azioni e i servizi

Le azioni e i servizi dell'associazione il mondo unito sono resi, di norma gratuitamente, o su convenzione a tutte le organizzazioni di volontariato, iscritte e non iscritte ai registri regionali e provinciali del volontariato. I servizi sono disponibili anche per altri soggetti del terzo settore, enti pubblici ed enti non profit, secondo differenti modalità.
Destinatari/ Benificiari
Università, Scuole, ONLUS, ONG, IPAB, imprese sociali, Fondazione, Enti Sportivi Dilettantistici, Enti pubblici, Ente ecclesiastico, Cooperativa Sociale di tipo A, Consorzio, Comitati, Centri e istituti di ricerca, Associazioni femminili, Associazioni di solidarietà familiare, Associazione riconosciuta (art.12 c.c.), Associazione non riconosciuta, Associazione di Volontariato, Associazione di Promozione Sociale, Organizzazioni di volontariato, Gruppi di cittadini interessati a costituire nuove organizzazioni di volontariato, Volontari;

L’Italia è tra i pochi Paesi in Europa a censire periodicamente il mondo del non profit. In questa edizione del censimento del 2013, sono coinvolte 474.765 istituzioni non profit. A questo numero per avere una visione completa del Non Profit Italiano, vanno aggiunte le associazione non iscritte a nessun registro ufficiale, le associazione presenti nei piccoli comuni Italiani che tagliate fuori da tutti i canali informativi, perchè nessuno le aggiorna. Al censimento 2013 non sono conteggiate le associazioni create dal 2012 fino ad oggi che fanno un numero considerevole rispetto alla facilità di creazione è al costo contenuto per crearle.

Quasi il doppio rispetto alle 235.000 dell’edizione precedente, svolta nel 2001 – inserite in una lista pre-censuaria predisposta dall’Istat sulla base di circa 30 fonti, sia amministrative, sia statistiche.; di queste associazioni solo cento riescono a districarsi,  tra la seguente modulistica Decreto dirigenziale, Budget, Formulario, Domanda Ammissione, Tabella Parametri Costi, Dichiarazione di consenso al trattamento dei dati, Questionario, Informativa, Autocertificazione, Avviso di selezione, ecc, ecc.

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RICERCA
Dal 2003, ad oggi per ogni organizzazione che ha cessato la sua attività se ne sono iscritte più di 10, La maggior parte delle associazioni sono associazioni non riconosciute. Rappresentano la maggior parte, degli Enti Non Profit, anche perché il riconoscimento richiede tempo e oneri economici non trascurabili. Su 10 associazioni registrate nei registri regionali ed operanti ve ne sono sette che operano nel tessuto sociale Regionale non registrate, il motivo di tale fenomeno e dato dall’impossibilità oggettiva e soggettiva dell’ente creato.
I problemi di incontrati fin d'ora sono di natura;   

Oggettiva
perché nella sua costituzione l’associazione non ha adeguato lo statuto alle norme nazionali e regionali che regolano in modo vincolante gli statuti e gli atti costitutivi alla loro registrazione negli elenchi di riferimento.
Soggettiva
perché per l’iscrizione all’albo regionale di riferimento alcune regioni chiedono che la sede sociale dell’associazione sia una sede autonoma diversa dalla civile abitazione di uno dei soci.

Composizione PS geografica contesto  Il servizio di consulenza on line dell’ associazione il mondo unito è svolto in tutta Italia, attraverso e-mail, Ambito territoriale; tutta Italia senza distinzioni tra Comuni, Province, Regioni, con particolare riferimento a quei comuni con meno di 5.000 abitanti che sono 5.865 (su di un totale di poco più di 8.000, pari al 72%) mentre quelli giudicati a rischio di estinzione sono 2.830. Con adeguate risorse per l’Orientamento e il Lavoro.
 Sono organizzazioni di media e piccola dimensione, per la metà costituite da 20 persone. La maggior parte dei volontari ha dai 30 ai 54 anni, i giovani costituiscono circa il 20%. Più delle metà delle organizzazioni si finanzia con entrate private.  Il volontariato si articola per vari settori di attività. La maggior parte svolge attività sociale, il 51,8%, si occupa cioè delle persone in difficoltà come anziani, malati, ragazzi in disagio, prostituzione e stranieri. Gran parte si occupa dei problemi sociali e della salute, con interventi di emergenza, di aiuto negli ospedali e di raccolta sangue. Esistono però anche altre forme di volontariato, oggi in crescita, come la promozione della cittadinanza attiva, il volontariato ambientale e culturale, soprattutto rivolto agli anziani.
Un volontariato che ha bisogno di informazioni e strumenti per essere in regola, per accedere a finanziamenti, per formarsi ed operare al meglio.

La mission dell'associazione il mondo unito è:

A. aumentare e valorizzare i processi di conoscenza, scambio e collaborazione tra le diverse organizzazioni, secondo i principi di pluralismo, democraticità e solidarietà ai quali esse si ispirano;
B. favorire il reciproco arricchimento di idee, proposte, esperienze al fine di sostenere sul territorio Nazionale, regionale, comunale per un ampio sviluppo del Terzo settore, stimolando le organizzazioni che ne fanno parte a sostenersi l'un l'altra nel rispetto delle reciproche autonomie;
C. impegnarsi in un progetto comune di crescita morale, civile, sociale, economica, ambientalmente sostenibile della comunità di cui fanno parte.
D. promuovere lo sviluppo complessivo del Terzo settore nelle sue molteplici forme ed espressioni
(organizzazioni di volontariato, organizzazioni non lucrative di utilità sociale dette semplicemente O.N.L.U.S., imprese non lucrative di utilità sociale dette semplicemente I.N.L.U.S., associazioni di promozione sociale, associazioni sportive dilettantistiche, associazioni culturali, di categoria, musicali, turistiche, di protezione civile, o.n.g. cooperative sociali di tipo A, pro-loco,  c.r.a.l., riconosciute e non) Come creare e gestire un circolo ricreativo, un punto di commercio equo e solidale nel terzo settore);
E. impegnarsi per creare, anche nel proprio territorio oltreché in Italia e in Europa, le condizioni per il superamento delle condizioni di squilibrio tra paesi del Nord e del Sud in Italia e nel Mondo, per rimuovere le condizioni di ingiustizia tra i popoli e per la pace;
F. contribuire alla definizione di un sistema di protezione sociale: adeguato ai bisogni della società; ispirato ai principi di solidarietà, universalismo e sussidiarietà; fondato sulla partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di terzo settore;
G. promuovere l'impegno comune per la legalità e per la lotta contro qualsiasi forma di esclusione sociale e di discriminazione economica, sessuale, razziale o di età;
H. operare per lo sviluppo delle organizzazioni di volontariato e della cittadinanza attiva;
I. sostenere lo sviluppo dell'impresa sociale e di ogni altra forma di imprenditoria non lucrativa a valenza sociale, atta ad aumentare la disponibilità e la fruibilità per tutti i cittadini di servizi alla persona culturali, sportivi, ambientali, di protezione sociale ed a creare nuova occupazione soprattutto per i soggetti deboli e svantaggiati;
J. promuovere lo sviluppo di un nuovo sistema economico e finanziario, armonioso, equilibrato e sostenibile, basato su principi di solidarietà, eticità, democraticità e trasparenza e che facendosi carico di ogni squilibrio sociale, culturale e territoriale nel paese, ponga l'uomo al centro della sua attività;
K.  offrire uno strumento per rendere più efficace la comunicazione tra gli organismi del Terzo settore, rendere visibile la cultura di queste organizzazioni, affinare la loro competenza comunicativa, attivare la formazione on-line, offrire una opportunità per rendere stabile la riflessione sul ruolo della società civile e più in particolare sull’arcipelago degli organismi che costituiscono il Terzo settore.

Questo materiale vuole essere un concreto contributo alla comprensione della dimensione qualitativa e quantitativa del volontariato in Italia, all’analisi delle sue criticità ed alla configurazione delle sue prospettive di sviluppo per i prossimi anni.

Nel Allegato progetto si cerca di fotografare il complesso fenomeno del volontariato, tentando di coglierne le trasformazioni in atto e il nuovo volto emergente.

Sono stati analizzati i diversi settori e i profili e le specificità emergenti, con un approfondimento al settore della protezione civile, dell’assistenza agli anziani, dei bambini e carcere, dell’integrazione socio-culturale degli immigrati partendo dai bambini e dagli adolescenti, dell’integrazione socio sanitaria. Uno spazio particolare è stato dato alla dimensione internazionale del volontariato sia a livello della Unione Europea che nei paesi di nuova adesione. E’ stato inoltre trattato il tema della comunicazione negli enti del terzo settore e del volontariato, con un  approccio focalizzato sulle caratteristiche e le peculiarità delle reti comunicative esistenti e dei cambiamenti avvenuti nelle trame relazionali. Infine è presente una riflessione sulla riforma della legge quadro sul volontariato.

I dati forniti dal rapporto ci parlano di un fenomeno in crescita, in cui l’aumento del numero di volontari coinvolti si accompagna all’aumento del numero dei dipendenti delle organizzazioni di volontariato, al consistente aumento delle entrate economiche del settore e alla riduzione delle dimensioni medie delle associazioni di volontariato. In generale assistiamo quindi ad un aumento delle associazioni che forniscono servizi diretti all’utenza e che dipendono economicamente dalle convenzioni con lo Stato o dalle sovvenzioni di privati.

Mi pare utile soffermarmi su questi dati, perché possono costituire uno spunto per una riflessione seria sulle dinamiche in cui il volontariato è inserito e su cui occorre aprire una riflessione allargata.

 A me pare che due siano i dati che caratterizzano fortemente le dinamiche del volontariato. In primo luogo una crescente creazione di associazioni medio piccole connotate in alcune aree del paese,( comuni con meno di 5000 abitanti) si connota come una vera e propria richiesta del tessuto sociale che fanno intravedere ad una richiesta di fabbisogni inespressi del territorio, rispetto alle associazioni di grande dimensione che operando nelle sedi regionali e provinciali perdono di vista i nuovi bisogni di di disagio e di degrado dei piccoli centri  e che si accompagna ai fenomeni della povertà, della precarietà del lavoro, di una più acuta individualizzazione della sofferenza sociale.

Questo fenomeno mette in tensione i sistemi di welfare aumentando significativamente la domanda sociale nei loro confronti.

Parallelamente abbiamo però assistito in questi anni ad una generale riduzione delle risorse a vario titolo ridistribuite dal welfare verso il corpo sociale. Ci troviamo quindi di fronte ad una contraddizione tra crescente domanda sociale e inadeguata risposta da parte del welfare. In questo contesto mi pare che il mondo del volontariato sia sottoposto ad una forte pressione che lo spinge a farsi carico direttamente della risposta alla domanda insoddisfatta di servizi, con il rischio di attivare un circuito di supplenza al sistema di welfare caratterizzato sostanzialmente dal basso costo delle prestazioni lavorative. In questo ambito sono cresciute in questi anni forme di volontariato “spurio” che in realtà hanno significative superfici di contatto con forme di lavoro scarsamente retribuito.

 In questo contesto credo utile aprire una riflessione allargata che permetta di ragionare sul ruolo del volontariato nella nuova realtà sociale. Mi pare infatti evidente che in assenza di un dibattito pubblico largo, il mondo del volontariato rischia di essere indirizzato e plasmato dalle dinamiche poste in essere da altri agenti più strutturati e con maggiori risorse; in primo luogo lo Stato, ma non solo.

Rischiamo oggi che spostamenti progressivi e a volte impercettibili, determinati dal contesto in cui il volontariato è inserito, ne modifichino profondamente ruolo e percezione sociale. La ripresa di una discussione forte è quindi la condizione basilare affinché il volontariato possa esprimere fino in fondo la propria soggettività e la propria enorme potenzialità.

 A mio parere la discussione potrebbe ripartire da due elementi che considero fondanti il volontariato.

In primo luogo la sottolineatura del carattere gratuito, di dono.

Penso che per rilanciare il volontariato occorre definire bene la linea di demarcazione tra volontariato e lavoro, evitando di essere risucchiati in una terra di mezzo fatta di lavoro precario e sottopagato.

Il volontariato è attività gratuita che non serve a mantenersi individualmente, ma a mantenere la società.

Qui emerge la seconda considerazione: la vocazione principale del volontariato a me pare essere la coesione sociale, il rafforzamento della densità della rete di relazioni che costituiscono il tessuto sociale. Il volontariato è il fare che qui ed ora modifica positivamente l’universo delle relazioni sociali costruendo comunità e quindi universi simbolici condivisi ed aggreganti. Che la dimensione comunitaria in cui ci si muove sia quella locale o il mondo (o l’intreccio tra le due) poco importa. Il punto è che il volontariato rappresenta quel “di più” di gratuito operare che la parte più avveduta della società mette a disposizione per garantire a tutto il corpo sociale una decente riproduzione. La remunerazione del volontario sta nel senso, nell’utilità delle cose che fa e nella pienezza relazionale che può contribuire a determinare e a vivere.

A partire da queste considerazioni, la cui schematicità è voluta per ragioni di spazio e di chiarezza, penso che questo rapporto sul volontariato possa costituire un utile strumento al fine di aprire una discussione larga.

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