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CENTRO STUDI E RICERCA DI DIRITTO   FISCALE DELL'ECONOMIA DEL NON PROFIT

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amministrative, civilistiche, fiscali, contabili, previdenziali, lavorative, ecc. ecc.-  inviaci la tua email - con le tue richieste   

Questo Portale si pone L’obiettivo del progetto, è quello di:

A. aumentare e valorizzare i processi di conoscenza, scambio e collaborazione tra le diverse organizzazioni, secondo i principi di pluralismo, democraticità e solidarietà ai quali esse si ispirano;
B. favorire il reciproco arricchimento di idee, proposte, esperienze al fine di sostenere sul territorio Nazionale, regionale, comunale per un ampio sviluppo del Terzo settore, stimolando le organizzazioni che ne fanno parte a sostenersi l'un l'altra nel rispetto delle reciproche autonomie;
C. impegnarsi in un progetto comune di crescita morale, civile, sociale, economica, ambientalmente sostenibile della comunità di cui fanno parte.
D. promuovere lo sviluppo complessivo del Terzo settore nelle sue molteplici forme ed espressioni
(organizzazioni di volontariato, organizzazioni non lucrative di utilità sociale dette semplicemente O.N.L.U.S., imprese non lucrative di utilità sociale dette semplicemente I.N.L.U.S., associazioni di promozione sociale, associazioni sportive dilettantistiche, associazioni culturali, di categoria, musicali, turistiche, di protezione civile, o.n.g. cooperative sociali di tipo A, pro-loco,  c.r.a.l., riconosciute e non) Come creare e gestire un circolo ricreativo, un punto di commercio equo e solidale nel terzo settore);
E. impegnarsi per creare, anche nel proprio territorio oltreché in Italia e in Europa, le condizioni per il superamento delle condizioni di squilibrio tra paesi del Nord e del Sud in Italia e nel Mondo, per rimuovere le condizioni di ingiustizia tra i popoli e per la pace;
F. contribuire alla definizione di un sistema di protezione sociale: adeguato ai bisogni della società; ispirato ai principi di solidarietà, universalismo e sussidiarietà; fondato sulla partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di terzo settore;
G. promuovere l'impegno comune per la legalità e per la lotta contro qualsiasi forma di esclusione sociale e di discriminazione economica, sessuale, razziale o di età;
H. operare per lo sviluppo delle organizzazioni di volontariato e della cittadinanza attiva;
I. sostenere lo sviluppo dell'impresa sociale e di ogni altra forma di imprenditoria non lucrativa a valenza sociale, atta ad aumentare la disponibilità e la fruibilità per tutti i cittadini di servizi alla persona culturali, sportivi, ambientali, di protezione sociale ed a creare nuova occupazione soprattutto per i soggetti deboli e svantaggiati;
J. promuovere lo sviluppo di un nuovo sistema economico e finanziario, armonioso, equilibrato e sostenibile, basato su principi di solidarietà, eticità, democraticità e trasparenza e che facendosi carico di ogni squilibrio sociale, culturale e territoriale nel paese, ponga l'uomo al centro della sua attività;
K.  offrire uno strumento per rendere più efficace la comunicazione tra gli organismi del Terzo settore, rendere visibile la cultura di queste organizzazioni, affinare la loro competenza comunicativa, attivare la formazione on-line, offrire una opportunità per rendere stabile la riflessione sul ruolo della società civile e più in particolare sull’arcipelago degli organismi che costituiscono il Terzo settore.

Perché un tale progetto

Terzo settore, un manifesto per guardare oltre crisi e favorire la crescita economica in Italia

 

Il progetto di ricerca sul Terzo Settore nel sud rientra in un più ampio programma nazionale di studio sul “Terzo Settore in Italia: Culture e Pratiche”, tale progetto vuole valorizzare le competenze del terzo settore presente in Italia. Perchè creare un progetto del genere in Campania e generalmente nel sud, perchè il sud e visto da tutte le classifiche nazionali ed internazionali come il fanalino di coda rispetto al nord, o al nord est, sempre in ritardo in tutti i settori ne da ampia diffusione anche la classifica del sole 24 che assegna al sud IL TRISTE PRIMATO DEL SUDNella classifica, entro le prime 40 posizioni non ci sono città del Sud, con l’esclusione di Oristano. È L'Aquila, al 55 posto, che interrompe l’elenco continuo di capoluoghi del Nord dove si vive bene, tenendo presenti i fattori della ricerca. Dalla posizione 60 - per punteggio, la media del dossier – in giù ci sono solo nove capoluoghi del centro-nord (Viterbo, Torino, Pavia, Alessandria, Pistoia, Prato, Massa Carrara, Latina e Frosinone), che lascia un primato di invivibilità al Sud. Ma è nelle ultime posizioni che le città del sud Italia si contengono il predominio negativo di vivibilità: Napoli (97), Reggio Calabria (92), Brindisi (89) e quattro città siciliane alla fine della classifica: Trapani (100), Agrigento (101), Palermo (102) e Caltanissetta (103). Nonostante la bellezza delle sue terre, l’antica cultura e la mitezza del clima, spetta alla Sicilia il titolo di regione dove si vive peggio in Italia. Tanto che delle sue nove province, solo Enna, Agrigento e Catania hanno una differenza positiva di punti rispetto alla classifica dello scorso anno, con rispettivamente +8, +2 e +4. Dal 2007, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani, Palermo e Caltanissetta sono peggiorate e scivolate più in basso.

 “Il Terzo Settore è oggi una realtà importante, sia per la sua crescente rilevanza occupazionale ed economica delle sue organizzazioni, sia perché è diretto a soddisfare una domanda di servizi sempre più strutturata proveniente dalla nostra società”, allo scopo di accrescere la qualificazione delle Organizzazioni sociali e di facilitare la nascita di nuove attività, individuando anche strumenti di finanziamento adeguati alle esigenze di questa particolare tipologia di organizzazioni”.

L’attenzione al Terzo settore e in particolare alle organizzazioni di privato-sociale (Ops), ossia a quell’insieme di organismi privati (associazioni di volontariato; di promozione sociale; di famiglie; cooperative; fondazioni; banche etiche) che perseguono interessi di natura collettiva o svolgono attività economiche senza perseguire fini di lucro, si è andata sviluppando in questi anni in ragione sia della rapida crescita realizzatasi a livello nazionale, sia dei cambiamenti più qualitativi che hanno interessato l’organizzazione di tali gruppi, l’offerta dei servizi e il contributo al miglioramento della qualità dell’agire relazionale.

Stiamo parlando del Terzo Settore attivo, laddove un italiano su quattro è impegnato nel volontariato sociale o partecipa alle associazioni sociali italiane. E a questi organismi dedica mediamente 40 settimane l’anno, per 6 ore settimanali, corrispondenti a 75milioni di giornate di impegno gratuito annuale. Una partecipazione estesa e diffusa, da fare veramente invidia a quella che possono vantare altri canali associativi, come i partiti politici, i sindacati o le associazioni di categoria. Ma la comunicazione su web di gran parte di questo mondo è assolutamente carente,

 La popolazione impegnata in attività sociali dà vita a 21mila organizzazioni di volontariato e 235mila organismi non profit, di cui circa 7.500 cooperative sociali e quasi 4mila fondazioni operative e miste.

 Ancor più considerevole risulta l’adesione della popolazione alle associazioni sociali se la si raffronta con quella riferita ad altri canali. L’iscrizione agli organismi non profit interessa infatti il 23,1% della popolazione adulta, mentre l’iscrizione ai sindacati il 12,1%, quella alle associazioni di categoria il 6,6% e quella ai partiti politici solo il 3,8%.

  I due terzi del volontariato sociale si traducono in attività civiche (educative, sportive, ricreative, ecologiche o terzomondiste); un terzo invece in iniziative di tipo socio-assistenziale rivolte agli anziani, ai disabili, ai tossicodipendenti, agli emarginati.

  L’associazionismo sociale registra invece un impegno prevalente nei settori della ricreazione e dello sport; della cultura, educazione e formazione; nell’assistenza socio-sanitaria; nell’impegno civile o in iniziative tese al miglioramento della qualità della vita.

Nuove tendenze, pertanto, vanno emergendo sulla spinta di questi caratteri e sviluppi propri del Terzo settore, sebbene sia da accertare fino a che punto esse si manifestino omologamente a livello delle diverse ripartizioni territoriali del Paese. Tali tendenze si possono sintetizzare: da un lato, in una più forte domanda di autonomia della società civile e un maggior riconoscimento della sua rilevanza sociale. Questo aspetto si manifesta come tentativo di costruire un assetto sociale diverso contrassegnato dal riconoscimento del fatto, da parte sia della sfera economica che di quella politica, che le persone umane sono caratterizzate da una comune e unica dignità nella sfera pubblica come in quella privata, indipendentemente dalle loro diversità fisiche, sociali, economiche, politiche, culturali. Dall’altro lato, la pluralizzazione delle sfere associative delinea il carattere aperto e debole delle appartenenze e il moltiplicarsi degli ambiti che contribuiscono alla formazione dell’identità soggettiva e sociale, relazionalmente sempre più autonoma, libera da vincoli forti e spinta ad assumere nuove responsabilità.

Queste nuove tendenze si vanno affermando in un contesto e condizioni storiche in cui la comunicazione sia mediatica che informatica va assumendo un carattere egemone in quasi tutti i sistemi sociali, al punto da divenire una sorta di pre-condizione perché gli attori sociali si rendano visibili nella sfera pubblica. Nella società “mediata” in cui sapere e potere si rafforzano reciprocamente, essere visibili è la precondizione per essere riconosciuti da altri (stato, mercato, cittadini) e per poter operare. Per le Ops emergere nella sfera pubblica non è, infatti, un optional, ma è un imperativo. Da qui l’esigenza di realizzare un secondo obiettivo più operativo nell’ambito della ricerca: realizzare un Portale del Terzo settore perché siti internet, news group e chat line appaiono come forme di comunicazione specifiche e meglio adatte a sviluppare la comunicazione del Terzo settore.

In effetti si nota a livello nazionale un aumento dell’utilizzo di internet da parte delle Ops. L’indagine nazionale su Il Terzo Settore in Italia, ha fatto emergere che quasi 3 volontari attivi su 4 nelle Ops (pari al 73,1%) si collega ad internet e ben oltre un quarto (26,5%) la impiega ogni giorno.

Gli obiettivi

La ricerca,  nazionale, si svilupperà negli anni successivi fino a raggiungere due obiettivi strategici:

a) esplorare i cambiamenti nei valori e le caratteristiche sociologiche del privato sociale in Italia, per mettere in risalto l’eventuale contributo di una parte importante delle organizzazioni di Terzo settore alla produzione di “capitale sociale”, ossia di quella risorsa simbolica e materiale che in termini di qualità delle relazioni sociali ne innalza il livello per effetto dell’affermarsi di un maggior senso di cooperazione, fiducia, senso civico, responsabilità sociale verso le istituzioni e i cittadini. A partire da una definizione e analisi del privato sociale in base alle sue proprietà, si approfondiranno gli aspetti soggettivi (valori e norme) degli operatori e quelli oggettivi (l’organizzazione dei gruppi) al fine di comprendere e spiegare le culture e le pratiche sociali dei gruppi che costituiscono le organizzazioni di privato sociale (Ops). Sulla scorta delle risultanze empiriche si tratta di precisare la struttura interna e le relazioni esterne delle variegate formazioni sociali che caratterizzano questo settore;

b) svolgere un intervento concreto, ossia essere socialmente utili, mettendo a servizio della comunità locale, la produzione di un Portale del Terzo Settore per sostenere e migliorare gli sforzi delle organizzazioni non-profit a raggiungere livelli di comunicazione adeguata tra il mondo del non-profit e tra questo e le altre istituzioni sociali che operano in Italia. Questo obiettivo parte dalla semplice constatazione che, intanto è assente un Portale del Terzo settore Nazionale e, inoltre, che una valida strategia di comunicazione rende più visibile le ragioni, le pratiche che sottendono l’azione delle organizzazioni del non-profit. Si può certamente condividere l’idea che la comunicazione, in una società globalizzata e mediatica come quella contemporanea, sia divenuta una risorsa strategica fondamentale per tutti i sistemi sociali, e quindi anche per il Terzo Settore. Un modo per migliorare la competenza ed efficacia comunicativa del Terzo Settore Italiano può consistere proprio nella creazione di un Portale, una sorta di “agorà telematica”, utile all’acquisizione di informazioni, aggiornamento, interazione comunicativa, formazione.

I contenuti

Il portale contiene l’organizzazione sistematica per tipologie di gruppi, aree tematiche, tipologie di utenze e bisogni, di tutti i servizi offerti dalle organizzazioni che operano e agiscono nell’area del non-profit. Oltre alle informazioni sui servizi, le procedure concorsuali, la legislazione in materia di servizio sociale, politiche sociali e welfare in genere, il Portale contiene una banca dati aggiornabile relativa alle caratteristiche delle organizzazioni di non-profit locali, nazionali e internazionali, agli studi e ricerche del settore ed offre spazi interattivi dedicati al contatto con gli utenti, con le istituzioni locali, il pubblico. Ulteriore servizio che si prevede di attivare è quello della teleformazione e formazione on-line degli operatori.

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